Se usassi la stessa barbara terminologia di cui si compiacciono gli ambienti teo-con, direi che la legge 40 sulla fecondazione assistita ha tolto a 1041 bambini la speranza di nascere, e inizierei a invocare istericamente le milizie in difesa della vita.
Se fossi un editorialista dell’Avvenire urlerei al terrorismo.
Ma conservo la ferma convinzione che la becera demagogia e il populismo confessionale siano modalità di discussione incredibilmente retrograde e dannose per la società civile.
Essersi azzuffati due anni fa intorno al referendum sulla procreazione assisita , esser stati costretti ad ascoltare prediche da tanti pulpiti diversi, esser stati trattati da ignoranti da chi invitava a non andare a votare, a cosa è servito?
Per quanto mi riguarda, tutto ciò è servito a farmi sentire imperativa la necessità di ribadire la laicità dello stato in cui viviamo e di richiamare i principi dell’illuminismo e della ragione.
E’ servito a rafforzare nelle mie convinzioni i principi di libertà di coscienza e di pensiero, e la conquista dell’ autodeterminazione dell’individuo in generale, e della donna in particolare.
A distanza di due anni dall’entrata in vigore della Legge 40/2005 sulla procreazione assistita i risultati segnalano un calo della percentuale di gravidanze tra le pazienti assisite di 3,6 punti percentuali .
Vorrei conoscere anche le percentuali del turismo procreativo : ovvero quante coppie italiane vanno in altri paesi europei a tentare pratiche di fecondazione più efficaci di quelle che sono state imposte qui dalla Legge 40.
Purtroppo, dopo la zuffa di due anni fa, la questione degli embrioni sembra non stare più a cuore a nessuno, e come al solito difetta l’informazione in materia.
Ho pensato, quindi, che il dibattito sulla procreazione assistita sia stato solo uno dei tanti temi su cui politici neo-democristiani, alti prelati e giornalisti teo-con cercano, giorno per giorno, di negare quei diritti e quel principio di autodeterminazione che a me sono tanto cari.




Ora, vi prego, ditemi come io – lavoratore dipendente – potrei, nel pieno possesso delle mie facoltà mentali, votare quest’uomo: forse come tributo alla sfacciataggine, ma temo che non mi convenga.
