Raramente leggo le notizie di cronaca, ma mi è caduto l’occhio su questa:
Giovane rumena massacrata a bastonate da due giovani italiani su commissione di un terzo italiano, con la collaborazione del figlio.
Ho pensato che sarebbe interessante provare a leggere la notizia a nazionalità invertite.
Giovane italiana massacrata a bastonate da due giovani rumeni su commissione di un terzo rumeno, con la collaborazione del figlio.
Sappiamo bene cosa sarebbe successo nel secondo caso, no? Enormi titoli sui giornali, aperture dei TG, caccia allo straniero, leghisti ringalluzziti nella loro attività di divulgazione di ignoranza e odio.
Invece vi invito a leggere l’articolo sul Corriere della Sera. Trovate traccia di compassione per la vittima? Pensate che resterà a lungo in prima pagina? (Repubblica l’ha già archiviata)
Se la ragazza fosse stata italiana, non dubito che avremmo subito iniziato a conoscerla come “Andreea”, a sapere di quanto era bella e di quanto la sua famiglia la piange e chiede vendetta e giustizia, e di come lei lavorava nei night per pagarsi gli studi. Qui invece la vittima viene chiamata “la romena”, “la ballerina”, “la giovane ballerina di night”.
Se fosse stata italiana ci avrebbero sicuramente fatto percepire tutto l’orrore della storia: hanno rotto la luce al neon, l’hanno aspettata sotto casa e presa a bastonate dentro a un’ascensore. Agonizzante l’hanno trascinata sulla spiaggia per finirla. Provate a immaginare il suo terrore, la sofferenza, il dolore fisico, la disperazione di essere in mano a un branco di uomini senza scrupoli.
Certo, se fosse stata italiana il corrierone avrebbe ingaggiato un pennivendolo per farci percepire quella ragazza come nostra figlia, moglie o sorella e avremmo provato una stretta allo stomaco a pensare a quello che ha dovuto passare prima di morire nel fiore degli anni. Gruppi di bravi cittadini avrebbero invocato la forca o la tortura, sarebbero comparse candeline accese per “il nostro angelo” su facebook.
Ma invece, la povera Andreea era nata in Romania e faceva un lavoro che fa comodo a tanti bravi italiani che ogni tanto, anche solo per un addio al celibato, un salto in un night club ce lo fanno.
Quindi quello che si merita Andreea è un articolo senza firma in cui si insiste sul suo lavoro “in vari locali notturni”, “in un night club”, “al night Play di Scossicci” e al fatto che il mandante dell’omicidio l’avrebbe “aiutata economicamente convinto che si trattasse di una vera relazione”. Infine, be’, come sorvolare sul fatto che avesse “rapporti con altri”?
È piuttosto difficile farsi sfuggire quello che questo articolo suggerisce: la ragazza massacrata era tutto sommato una prostituta, e come tale non meritevole della compassione dei lettori del Corriere. No, non poteva essere la loro figlia, moglie o sorella, perché quelle sono donne perbene, mica lavorano nei night club.
C’è chi vende il proprio corpo per vivere, e le chiamano prostitute. C’è chi vende altro e li chiamano giornalisti.


