Archivio per gennaio 2012

ballerine rumene e giornalisti italiani

gennaio 30, 2012

Raramente leggo le notizie di cronaca, ma mi è caduto l’occhio su questa:

Giovane rumena massacrata a bastonate da due giovani italiani su commissione di un terzo italiano, con la collaborazione del figlio.

Ho pensato che sarebbe interessante provare a leggere la notizia a nazionalità invertite.

Giovane italiana massacrata a bastonate da due giovani rumeni su commissione di un terzo rumeno, con la collaborazione del figlio.

Sappiamo bene cosa sarebbe successo nel secondo caso, no? Enormi titoli sui giornali, aperture dei TG, caccia allo straniero, leghisti ringalluzziti nella loro attività di divulgazione di ignoranza e odio.

Invece vi invito a leggere l’articolo sul Corriere della Sera. Trovate traccia di compassione per la vittima? Pensate che resterà a lungo in prima pagina? (Repubblica l’ha già archiviata)

Se la ragazza fosse stata italiana, non dubito che avremmo subito iniziato a conoscerla come “Andreea”, a sapere di quanto era bella e di quanto la sua famiglia la piange e chiede vendetta e giustizia, e di come lei lavorava nei night per pagarsi gli studi. Qui invece la vittima viene chiamata “la romena”,  “la ballerina”, “la giovane ballerina di night”.

Se fosse stata italiana ci avrebbero sicuramente fatto percepire tutto l’orrore della storia: hanno rotto la luce al neon, l’hanno aspettata sotto casa e presa a bastonate dentro a un’ascensore. Agonizzante l’hanno trascinata sulla spiaggia per finirla. Provate a immaginare il suo terrore, la sofferenza, il dolore fisico, la disperazione di essere in mano a un branco di uomini senza scrupoli.

Certo, se fosse stata italiana il corrierone avrebbe ingaggiato un pennivendolo per farci percepire quella ragazza come nostra figlia, moglie o sorella e avremmo provato una stretta allo stomaco a pensare a quello che ha dovuto passare prima di morire nel fiore degli anni. Gruppi di bravi cittadini avrebbero invocato la forca o la tortura, sarebbero comparse candeline accese per “il nostro angelo” su facebook.

Ma invece, la povera Andreea era nata in Romania e faceva un lavoro che fa comodo a tanti bravi italiani che ogni tanto, anche solo per un addio al celibato, un salto in un night club ce lo fanno.

Quindi quello che si merita Andreea è un articolo senza firma in cui si insiste sul suo lavoro “in vari locali notturni”, “in un night club”, “al night Play di Scossicci”  e al fatto che il mandante dell’omicidio l’avrebbe “aiutata economicamente convinto che si trattasse di una vera relazione”. Infine, be’, come sorvolare sul fatto che avesse “rapporti con altri”?

È piuttosto difficile farsi sfuggire quello che questo articolo suggerisce: la ragazza massacrata era tutto sommato una prostituta, e come tale non meritevole della compassione dei lettori del Corriere. No, non poteva essere la loro figlia, moglie o sorella, perché quelle sono donne perbene, mica lavorano nei night club.

C’è chi vende il proprio corpo per vivere, e le chiamano prostitute. C’è chi vende altro e li chiamano giornalisti.

pilastri di saggezza

gennaio 19, 2012

Ma non esistono più in Italia una Destra e una Sinistra? Non ci sono più diversità e contrapposizioni di logiche, programmi, culture, non ci sono più antagonismi storici, oggettivi, insormontabili, tra i diversi settori dell’elettorato?
Qual è la mano santa che riconduce tutto questo all’unità di una sola proposta e manovra di governo?
Nel determinare il fenomeno intervengono due fattori, provvisoriamente (solo provvisoriamente?) convergenti, l’uno di natura oggettiva, l’altro eminentemente soggettivo, o anche, a dir la verità, un poco artificioso.

Continua Asor Rosa sul Manifesto.

l’ideologia della flessibilità

gennaio 15, 2012

Facendo zapping in radio in occasione di un viaggio in auto mediamente lungo, mi soffermo su Radio 24 dove una giornalista sta leggendo e brevemente commentando le notizie del giorno.

Ci informa che negli Stati Uniti ‘sono stati creati 200.000 nuovi posti di lavoro nel mese di dicembre 2011 e che il tasso di occupazione in quel mese è sceso dello 0.2%. Notizia positiva, certo, e la giornalista non manca di farlo notare, aggiungendo che “passato il ciclo negativo il mercato del lavoro americano si è prontamente ripreso, perché è molto fessibile ed è un mercato che funziona benissimo”.

Non si trattava di un dibattito, quindi non c’era nessuno in trasmissione a contestare quella che era un’opinione affermata in modo da sembrare un fatto.

In realtà il mercato del lavoro americano non funziona affatto così bene, o almeno non per tutti. La stessa notizia data con tanto ottimismo e sicumera dalla Radio di Confindustria – con enfasi sul collegamento tra flessibilità e occupazione – negli Stati Uniti è stata presa con le molle, perché il dato depurato dalle variabili stagionali non lascia affatto intravedere una ripresa definitiva.

Anche che il mercato del lavoro americano funzioni benissimo non è un fatto, bensì un’opinione non certo unanimemente condivisa.

E’ idea comune che negli Stati Uniti sia tanto facile perdere un lavoro quanto trovarne uno nuovo. Ovviamente a questo vengono raramente aggiunte considerazioni in merito ai problemi che la perdita del lavoro porta con sè (di tipo psicologico, sociale, economico, familiare). Non si pensa che chi perde il lavoro in USA solitamente resta anche scoperto dal punto di vista dell’assicurazione sanitaria, dovendo quindi augurarsi di non prendere nemmeno un’influenza mentre è disoccupato.

Non si dice che il mercato del lavoro americano può essere bello per qualcuno, giovane e ben istruito, ma orribile per altri, più vecchi, meno formati, magari di origine ispanica o afroamericana.

Negli ultimi anni, inoltre, il mercato del lavoro americano non si è affatto comportato come tutti si sarebbero aspettati; in momenti di ripresa economica non sono stati creati i nuovi posti di lavoro che i liberisti si sarebbero aspettati.

Tuttavia la teoria che a maggiore flessibilità del mercato corrisponda maggiore efficienza è ampiamente accettata da commentatori, politici, governanti e gente comune, nonché spesso venduta come ‘scientificamente’ vera.

Più che una teoria è ormai diventata vera e propria ideologia. Quando il mercato reale si discosta dal comportamento atteso, lungi dal mettere in discussione la teoria, si cercano giustificazioni in altri fattori contingenti.

La sinistra, non solo in Italia, dovrebbe intervenire proponendo seriamente il suo modello alternativo e sfidando l’opinione ormai tanto maggioritaria da essere spacciata per verità.

In Italia se ci fosse una sinistra degna di questo nome, secondo me, è da qui che dovrebbe iniziare.


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